Cronache dalla settimana corrente

Riflessioni di un raro momento di pace del sabato pomeriggio (o forse era domenica)

In questi strani giorni non si capisce bene se sia il caso di sentirsi in colpa per le grigliate in giardino, per chi un giardino non può averlo, o se sia bene fare incetta di bei momenti di famiglia, attorno a un tavolo o con un pic nic improvvisato in terrazza. Non si sa, siamo nell’incertezza di quanto durerà questa situazione, in pura e vera balia degli eventi che hanno luogo molto al di là, al di sopra e al di fuori del nostro controllo. Mi sto sentendo molto fortunata, malgrado la difficoltà di gestire due amorevoli piccole pesti che non fanno altro che stuzzicarsi a vicenda. E giuro se la mia faccia fosse visibile ora, potrebbe non sembrare così, per qualche ruga sempre più presente e per una vita non certo rilassata. Spesso penso a chi non ha figli e mi dico, molto spontaneamente e non senza una nota di invidia, ma che fatica fanno? O penso ai vari over 65, confinati tra le mura di casa, e mi dico che in fondo c’è di peggio…
Poi parlo con L., ragioniamo, e lui mi fa davvero capire che la situazione è difficile per tutti. Quel che per me è una gioia quotidiana, ma altrettanto una fatica (i due di cui sopra), per altri potrebbe essere un indescrivibile lusso, persi nella loro solitudine e nello sconforto di giornate vuote. Qui il tempo è sempre pieno, di attività o di giochi, di litigi e di momenti duri, anche di parole forti. Ogni settimana passa diversa dalla precedente, ma non si sa davvero il perché. Forse per noia, per una facile resa agli eventi, per una nuova normalità che nei bimbi esce spontanea, per noi adulti meno. Ogni settimana ha dinamiche che insegnano, si tira avanti a giorni impegnativi e impossibili (tanti e a volte troppi), ma anche con tanti attimi di indescrivibile rarità. Ci ricorderemo di questi momenti. Ne faremo tesoro. E forse addirittura ne avremo nostalgia.

Non so come riguarderò questo momento tra qualche anno. Ora però so che devo smettere di scrivere, c’è una tenda che mi aspetta, con tanto di picchetti e inesperti campeggiatori che mi chiamano a gran voce.
Chissà che davvero da tutto ciò non ci sia che da imparare.
Ad amare e ad amarsi, anche quando esce molto più facile odiarsi.
A stare insieme.
A vivere.
Adesso però devo campeggiare. A presto, parola di giovane marmotta!

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