Caro Panebuter

Piove.
È una mattina uggiosa, la luce ricorda più quella di fine novembre che quella di inizio aprile. Sono sola in casa e la tentazione di rintanarmi sotto le coperte, nel tepore lasciato dal sonno della notte, è forte. Il rumore della pioggia è incessante, l’acqua sta litigando con il vento, schiaffeggiata, cambiando il ritmo con forti sferzate contro i vetri.
In un solo giorno siamo passati da “un po’ d’acqua ci vuole, per pulire l’aria, sai…” al “tornerà mai il sole?”. E così è anche l’umore di questi giorni, altalenante, soggiogato da congiunzioni astrali, profumi di primavera, ormoni vari e una natura che piazza qualche tiro mancino. Marzo pazzerello, ma anche aprile non scherza insomma…

Sola in casa e avrei mille lavoretti da fare, quelli che si accumulano e quelli di routine. Quelli che ti assillano perché sembra sempre che non ci sia tempo per farli. Perché la sera la cesta dei panni è ancora piena, nonostante le 2 lavatrici della giornata. Quelli che, spesso, non fanno mai vedere la fine. Ma oggi riesco a vedere più facilmente il positivo da trovare in queste ore libere, sono meno pressata dalle richieste altrui (quelle sacrosante, ma un filino estenuanti, di un 2enne alla costante ricerca del mio limite e dello scontro). E quindi mi prendo il tempo.

Torno a scrivere a te, caro mio blog, proprio per regalarmi questo tempo. Perché troppe volte vorrei tornare su queste pagine, ma poi do sempre la priorità ad altro. Scusa Panebuter, se a volte ti trascuro. Sai com’è, qui la vita procede a ritmi incalzanti e sono piuttosto convinta che i due “caratteri vivaci”, per usare l’eufemismo più comune con il quale vengono definiti i miei bimbi, non la prenderebbero troppo bene se io ti dedicassi più tempo rispetto a quel (poco) che trascorriamo insieme. Sappi comunque, Panebuter, che ti porto sempre con me e forse verrà un tempo in cui noi due saremo qualcosa di più. Insomma, a 14 anni ti avrei detto “preferirei che restassimo solo amici, per ora”… non so se mi spiego. Non temere, però, ho ancora grandi progetti per la nostra amicizia!…adagio adagio si trova il momento per tutto.

E lo si trova davvero. Infatti, sono piacevolmente stanca perché reduce da un fantastico weekend di libertà genitoriale, in cui ritrovi tutto il gusto dell’essere in coppia, seguito a metà settimana da una serata ad un corso di cucina finita tardi, ma che non dura mai abbastanza. Tante libertà che mi prendo e concedo ultimamente, che si incastrano tra i tempi di lavoro, quelli per la casa e tra i programmi di tutti i membri della famiglia. Con qualche rinuncia e ovviamente i sensi di colpa. Ma anche con tanta soddisfazione personale e, soprattutto, con un’egoistica voglia di essere sempre anche donna e moglie, non solo madre. E per far comunque capire ai miei figli che cercare i propri spazi non significa fare un torto agli altri, ma semplicemente volersi bene. eccheccazz.

Concludo perché ho la consapevolezza che ora le traduzioni (aka lavoro retribuito), il bucato (pagato solo dalla soddisfazione di vedere la famiglia vestita pulita, almeno per i primi 5 minuti), l’aspirapolvere e il pranzo non si faranno da soli, quindi sarà meglio che io mi dia una mossa e cominci a ingranare con le attività previste dalla to do list di oggi.

Però grazie eh, Panebuter, sto sempre bene in tua compagnia.
Un caro saluto e a presto,

V.

 

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