Una domenica meravigliosamente imperfetta

Amo i programmi e non è una novità.
Mi piace tanto alzarmi con la sicurezza di sapere, almeno in linea di massima, come andrà la giornata. Quale attività ci sarà prima, che si fa per pranzo, come si occuperà il pomeriggio. Lo so, forse ci sarebbe materiale su cui lavorare con uno bravo…ma finché mio marito sopporta, mi sa che resto così.
In settimana, con orari e impegni vari, la programmazione e l’organizzazione delle giornate riesce relativamente facile. Ma parliamo della domenica.
La domenica sembra fatta apposta per alzarsi con più calma, fare colazione con lentezza, restare assopiti con la tazza fumante in mano. Piaceva anche a noi, una volta, il risveglio senza troppi pensieri e con i ricordi del sabato sera (spesso festante) ancora in testa.

Inutile approfondire sul fatto che ora le cose sono un po’ cambiate. Sebbene sia rimasta quella voglia – sacrosanta – di prendersi il tempo non solo per il primo, ma anche per il secondo caffè, le richieste incalzanti dei pargoli si palesano sin dalle più timide luci dell’alba. Quindi, anche armati delle santissime Pazienza e Accondiscendenza (che il Cielo le abbia in gloria), a metà mattina la situazione tra le mura di casa si fa delirante, senza un programma, perlomeno abbozzato.

V’è da dire che, grazie alla smisurata passione per il calcio del mio maritino, spesso le domeniche sono già da anni pseudoimpostate in un facsimile che si ripete settimana dopo settimana, ovvero: mattina libera per giochi e passeggiate, rigorosamente piatto di pasta per pranzo, partenza di L. per il campo di calcio nostrano o “estero”, a seconda del calendario di campionato, successiva partenza di mamma me medesima con cuccioli al seguito (dormienti, o molto più spesso fin troppo vigili) per raggiungere gli altri sostenitori e seguire la partite (leggi: chiacchierare senza ritegno con le amiche tra le urla giocose dei bimbi palesemente imbrattati di erba, fango e altre amenità da campetto). Aggiungo, per dovere di cronaca, che spesso la giornata si conclude con l’immersione dei due infanti in un bagnetto ristoratore (e igienizzante), per cominciare la settimana puliti e lindi. Così si compone una domenica standard durante le settimane di campionato. E fin qui, tutto facile!

Arriva poi la pausa invernale (o estiva) della competizione e le domeniche diventano magicamente delle giornate a completa disposizione della famiglia. C’è tempo per godere di pranzi luculliani (e rifarsi da innumerevoli e standardizzati, seppur godibili, piatti di pasta). Tempo per oziare. Tempo per annoiarsi.
E per me è un gran casino. Proprio perché avere tanto tempo è lusso, gioia e delizia, io lo devo organizzare, così da non avere la terrificante sensazione di averlo sprecato con qualcosa di inutile (che inutile non è mai).
Fatto sta, e qui giungo finalmente al tema protagonista di questo post, che in una di queste domeniche libere decido – dopo consultazioni più o meno democratiche con L. – per il programma passeggiata in un parco naturale lungo un torrente della zona e conseguente pranzo in un grottino tipico, a pochi passi. Carichiamo quindi in auto la prole, bardata di tutto punto, per avviarci all’avventura. Sul tragitto, per precauzione e su insistenza del maritino, chiamo il ristorante con l’intento di riservare un tavolo, convinta che sia un’azione superflua, ma non si sa mai. Neanche a dirlo che “mi spiace, siamo pieni. Peccato!”. Va beh, che sarà mai, cambiamo passeggiata e locanda. Arriviamo così a fare quattro passi in una zona decisamente meno suggestiva rispetto al programma originale, ma va bene comunque che “in fondo è domenica, prendiamola come viene”. E ok.
Mentre cerchiamo di intrattenere i cuccioli con le attrazioni del luogo (binari e treni in corsa, campane di chiese sparse, buchi nell’asfalto e foliage di dubbia origine), chiamo il secondo grottino per la prenotazione, visto il primo tentativo andato a vuoto e tanto per essere sicuri, stavolta. Per tutta risposta “Eh mi spiace, signora, siamo al completo. Oggi ci sono le cresime…”. Ecco. Le cresime. No dico, mannaggia alle cresime! Niente, andata male. Di nuovo.

Ora, non posso esimermi da un piccolo excursus sul mio stato d’animo. Per una che ama i programmi, l’organizzazione, non troppo avvezza agli imprevisti…beh diciamo che le cose non si stavano per niente mettendo bene. Sentivo l’irritazione nervosa montare come gli albumi a neve e l’ansia per la mancanza di un piano BCDE farsi largo tra le sinapsi. Calma e sangue freddo.

E quindi? Risaliamo in auto tutti e 4, destinazione sconosciuta, purché offrano da alimentarsi, che il buco della fame si fa sentire e, proporzionalmente, le urla degli infanti bisognosi di cibo. Decidiamo per una visita fuori confine: qualcosa, forse, troveremo.
Parcheggiamo la macchina in un posteggio improbabile, incapaci di capire se sia a pagamento anche la domenica. Lui, L., sfodera il miglior uso delle app sul cellulare e troviamo un posticino ben quotato ad addirittura 8 metri dal posteggio. E sia!
Ironia della sorte: il locale si chiama “Terzo grotto”…di nome e di fatto! Dev’essere un segno. Un ristorantino di tutto rispetto, con tanto di stucchi al soffitto e caminetto acceso, che non ha cresime in agenda e per il quale noi non indossiamo probabilmente un abbigliamento adeguato, ma che importa. Un giubilo!
Foraggiati con classe, ridiamo sulle vicissitudini e sull’imprevedibilità della vita.
Trascorriamo il pomeriggio tra passeggiate e giochi e sonnellini e bei discorsi e sguardi complici e “tra un attimo andiamo”.
Gran bella domenica!

L’ho imparata anche io, eh, la lezione. A volte, seguire l’onda è solo la migliore delle ipotesi di vita che possa capitare. A volte, la risposta a tutto sta proprio lì.
Però, pf, non toglietemi l’agenda cartacea e Google Calendar…vi prego!

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