A. Martello

Quindi ci siamo.
Domani. Domani sarà il giorno del “grande salto”. Domani un piccolo Nemo andrà a scoprire il Grande Blu.

Domani si inizia la scuola (dell’infanzia)…

E come al solito io mi ero fatta una buona dose di aspettative per questo momento tanto che, ora, sono tranquilla e mi sembra strano. Sono quella che ai grandi appuntamenti arriva sempre troppo carica e di solito in queste occasioni faccio sempre un gran casino, tipo il classico scivolone sul red carpet. E invece sono un paio di giorni che sento avvicinarsi il momento e niente, per ora neanche una lacrimuccia né un vacillo.
Certo, a ben vedere i segnali di allerta abbondano.
Per una che ha sempre considerato terapeutico indossare un grembiule e cucinare, mi sono accorta che in effetti oggi in cucina ci sono rimasta parecchio. Ho preparato, nell’ordine, i qui presenti:

  • la carne per la cena speciale di questa sera, un pulled pork succoso, marinato in mattinata e fatto cuocere al forno per 5 ore
  • alcuni vasetti di sugo al pomodoro, a centimetro zero e per dolce unione dei frutti dell’orto di suoceri e genitori, con tutta la lavorazione del caso degna delle migliori cucine casalinghe del sud Italia
  • l’impasto per i gipfel della colazione di domani, che ha riposato le ore necessarie (e beato lui), è stato massaggiato e ha subìto infine una lavorazione da boulangerie che Parigi scansate, cortesemente.
    Nel frattempo ho preparato…
  • un pranzo frugale a base di riso e sesamo con verdure
  • la merenda, sia mai che si salti un pasto chez nous
  • il contorno per la carne della cena.
  • Ah, tra l’altro, in mattinata mi sono anche iscritta a un corso di cucina strutturato su quattro mesi.

Dunque, ricapitolando, per essere una che nella cucina trova un equilibrio…ecco, forse un pochino potrei essere agitata/emozionata/scombussolata per domani…
Insomma, diciamo che sono in ansia q.b.

E, a dirla tutta, anche il fatto di essere qui a scrivere dopo mesi di assenza dovrebbe dirla lunga.

Mah, non so che pensare per domani. Ho tanto atteso questo momento, per l’insofferenza di certi attimi insieme che tanto mi hanno fatto desiderare il distacco, ma anche per tutte le gioie che dà il rendersi conto di lasciare l’indipendenza a qualcun altro. Chissà come sarà, davvero, essere distanti e vederti volare su quelle ali che abbiamo costruito, piuma dopo piuma, in questi anni sempre insieme.

Io mi fido. Ciecamente. Vai e divertiti.
Spacca i pregiudizi, Martello, e ama ogni esperienza.
Vivi, che tu lo sai fare bene.
Io ci sarò sempre sulla porta, a salutarti e – soprattutto – ad aspettarti.

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