Un viaggio a tavola

Ho sempre pensato, fin dal giorno della sua creazione, che Panebuter non fosse un vero e proprio food blog. Non mi è mai piaciuto molto presentare il cibo come una ricetta tout court, è piuttosto il mezzo tramite il quale esprimo sensazioni e stati d’animo. Quello che rincuora, che fa stare bene in compagnia o conforta negli attimi di (a volte sospirata) solitudine. Oggi mi trovo a raccontare di un’esperienza culinaria che, proprio su quest’onda, non mi ha dato solo cibo, ma soprattutto emozioni.

Premessa: ho deciso di regalarmi un corso di cucina di una serata (qui i dettagli, ne vale davvero la pena) con una cuoca che seguo da tempo. Lei è Viviana Lapertosa. Una cuoca, ma prima di tutto una persona che sa rendere partecipe della sua passione. E fin qui sembra facile, visto che non è così complicato conquistare chi già apprezza la Cucina (quella vera e sentita, quella dal Cuore, entrambi con la C maiuscola). Lei però trasmette. Ti fa capire l’amore per i sapori, anche forti e diversi ma mai rinnegati a priori, condivide il suo sapere, la sua conoscenza e la sua esperienza con semplice genuinità; ti fa apprezzare il gesto, oltre che il gusto e il prodotto finale.

Tema del corso: la cucina indiana. Non sono mai stata in India. Certo, mi piacerebbe molto andarci, come in mille altri posti e paesi. D’altra parte, però, ho fatto la scelta di diventare mamma e, per quanto questo non implichi l’obbligo di rinchiudersi tra quattro mura, per me significa comunque rispettare i ritmi del bimbo nei passaggi di scoperta del mondo, e per il momento i viaggi transcontinentali non sono ancora contemplati. Non tanto per difficoltà sua, credo, quanto per la complicazione mia ad affrontare trasferte e voli un po’ impegnativi. La mia filosofia, bref: per quanto mi piacerebbe già partire per esplorazioni esotiche, da piccoli impariamo ad apprezzare le ricchezze del locale, da grandi tuffiamoci pure nel globale.

Detto questo, ho approfittato di un viaggio sensoriale, lasciandomi trasportare dai profumi delle spezie, facendomi conquistare dagli odori di una cucina decisa, immaginando le atmosfere di mercati orientali, sapientemente descritte e riprodotte da Viviana. Il suo racconto di viaggio, con aneddoti e curiosità, ma soprattutto grazie ai piatti proposti con la maestria imparata sul campo, mi ha portata in un altro paese.

Cucinare insieme, condividere le impressioni su questo o quell’ingrediente, lasciarsi avvolgere da un’aria densa di aromi pungenti, ma anche delicati, che si attaccano alla pelle ed entrano nel naso, che (nel bene e nel male) ti restano addosso – fa tutto parte dell’esperienza. Come per altre culture, la cucina indiana assume per molti aspetti una connotazione cerimoniale. Aggiungere le varie componenti nella padella, con i tempi giusti, e ammirare un tripudio di colori che si amalgamano in una tavolozza inebriante: questo per me è stato cucinare indiano.
E comunque l’India me l’immagino un po’ così, un insieme variopinto e movimentato, generoso e…piccante!

…Quindi Namasté e grazie, per avermi fatto sentire vicina a questo paese lontano, anche solo per un momento. Perché con il buon cibo è subito casa, ovunque ci si possa trovare.

Qui alcune foto della serata e lei, Viviana.

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2 pensieri riguardo “Un viaggio a tavola

  1. Quanto ti capisco panebuter!!! ieri sera, di ritorno dalla mia lezione di cucina indiana gentilmente concessami dallo chef del ristorante sotto casa, avevo le lacrime agli occhi come se stessi tornando da un viaggio meraviglioso. In borsa la cena preparata insieme, da gustarmi a occhi chiusi a casa 🙂

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