Io e la tecnologia

Mi ero ripromessa di scriverlo ed ora eccomi qua alle prese con questo post, creato a patchwork nei ritagli di tempo. Non a caso ci ho messo un po’ per dedicarmi a questo tema, il fatto è che per imbastire questo articolo mi serve una massiccia dose di autocritica. È che io ci provo, sul serio! Ogni volta che nella mia vita mi trovo faccia a faccia con la tecnologia (ovvero quotidianamente ormai) mi metto d’impegno pensando “sarà la volta buona?”. Così da brava secchiona faccio tutto secondo le regole, leggo istruzioni, mi informo sul corretto utilizzo del dispositivo in questione…poi arriva sempre il momento in cui qualcosa non funziona. L’installazione non quadra, un programma mi dà errore, la configurazione salta, insomma c’è un punto in cui l’apparecchio sembra proprio dirmi Guarda, lascia stare, brava che ci hai provato eh! Ma non fa per te. Almeno mi dicesse un Ritenta, sarai più fortunata, no, infierisce proprio nel profondo con una serie di messaggi di errore e io, benché motivata dalle migliori intenzioni, abbandono e mi arrendo davanti all’ostacolo. Ora ho capito perché le chiamano tecnologie 2.0: mica perché si tratta dell’ultima, più aggiornata generazione di apparecchi!…macché, è perché loro, contro di me, vincono sempre 2-0! Fatto sta che arrivata a questo punto di non ritorno, quando le mie risorse di pazienza e tolleranza verso i manuali di istruzioni (immancabilmente sgrammaticati! Ma li legge mai qualcuno prima di pubblicarli?) ormai vengono meno, allora comincio ad andare a caso. Com’è che si configura il flip del clap del pimp? Mah, proviamo con “F4, F5 e F6” in sequenza e vediamo se funziona…e di solito FUNZIONA! Conclusione: se vado a caso e a naso, capita che arrivo più in fretta al risultato sperato. Misteri della tecnica, miracoli 2.0!  È vero che li chiamano user friendly, ma per me di “amichevole” hanno ben poco!

E sì che sti apparecchi vengono proprio progettati a prova di “idioti”, for dummies come si dice…e per fortuna, a volte io fatico a capire da che parte bisogna cominciare! Per l’installazione del drive, procedere con il setup sul disco…Eh? Come?…eseguire la procedura automatica (consigliato)…ma va? Pigli per il culo, già sono una frana, se poi mi metto a selezionare l’impostazione manuale ti saluto! Comunque grazie per il consiglio! Ma il meglio arriva quando finalmente il dispositivo è pronto all’uso: ok, armiamoci di coraggio e buttiamoci nell’utilizzo di nuove app e programmi innovativi. Così faccio, creo, scrivo, produco: ah, che soddisfazione riuscire nell’impresa, sono un continuo beh ma in fondo non era poi difficile, che stupida a non aver iniziato prima, certo che però danno per scontate un sacco di conoscenze, ma alla fine è tutto piuttosto intuitivo…e via dicendo.

Arrivata a un discreto risultato del lavoro in questione (esempio un post con wordpress – e se ce l’ho fatta io…) capita sempre l’evento inaspettato, ma non troppo. Un classico è quando A. si sveglia dalla nanna ed esige le mie attenzioni, oppure l’acqua per la pasta sta bollendo, o ancora suonano alla porta. Così abbandoni di punto in bianco la tua attività, certa che tanto il programma è abbastanza previdente per salvare le modifiche. GIÀ! Quando tu ormai non ricordi neanche dove eri arrivata e il lavoro “tecnologico” è ormai passato in secondo piano, surclassato da una serie di pannolini, bucati, pranzi e pappe da preparare (che di tecnologico hanno davvero ben poco, infatti ti riescono bene!), tuo marito prende il pc e ti chiede “posso uscire da questa pagina?”. Ora, presa dai mestieri sopraccitati, rispondi a caso un “ma sì fai pure, tanto ho la bozza…poi credo si salvi in automatico”…e no, cara la mia povera illusa! Saranno anche tecnologie intelligenti, ma fino a prova contraria il cervello che funziona deve essere ancora il tuo (per la cronaca, tecnologia dell’84!!). Morale della favola: quando riapri il pc, cerchi la bozza nel programma, apri il file e cosa ti esce? Le prime due righe di testo! E le mie 650 parole già scritte?? Perse inesorabilmente nell’etere!

Le cose sono due: o imposto meglio il “modello 84”, non so se ci siamo capiti, oppure continueremo ad andare per tentativi…come si dice…la prossima volta fallirò meglio!

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