Apero sì…a però no…

Ci siamo lanciati. È proprio arrivato il momento di emanciparsi un po’ nelle attività quotidiane. Bella sì la passeggiata in paese, il solito giro rassicurante, ma è ora di cominciare a portare A. alla scoperta di qualcosa in più di questo bel mondo.

Prova 1. Giornatona in the city (si fa per dire): pranzo con una cara amica in una piccola città vicina (che già chiamarla città è quasi un’esagerazione). La trasferta non è delle più impegnative, ma per “pimparla” un pochino usciamo di casa di prima mattina. Sul programma abbiamo un giro di shopping (esclusivamente per il piccolo, a me ormai non serve più niente), caffé di metà mattina, altro shopping (più che altro si curiosa…no grazie non mi serve aiuto sto solo guardando), pranzo, passeggiata al lago e rientro nel tardo pomeriggio. Incredibile ma vero funziona tutto a meraviglia, o meglio cerchiamo di adattarci alle varie situazioni, nel limite del possibile. Evvai!

Certo, dire che i vari momenti allattamento e gestione pianti siano filati via lisci come l’olio sarebbe un po’ eccessivo, ma tutto sommato ce la siamo cavata senza troppi patemi d’animo (ovvero “ansie da prestazione”). È vero che il tutto viene scandito dalle pause indispensabili per rispondere ai bisogni del bimbo (grazie S. per la pazienza); infatti, puoi dedicarti alle attività sopra elencate giusto nel tempo tra una poppata e l’altra (passa più veloce di quanto sembri). Non scordiamoci poi del cambio pannolino, onde evitare rossori indesiderati, perciò si girà in città cercando di non allontanarsi troppo dal fasciatoio di turno.

Oddio, ce la siamo goduta a spasso tutto il giorno, ma hai sempre quel pensierino che ti tartassa, tipo quanto manca alla prossima poppata? Piange: avrà già fame? Se sì, dove mi sposto per allattarlo in pace? Avrà freddo/caldo/sonno? E sto rumore, sarà troppo? Insomma, tutto fuorché l’immagine della mammina formato big city life, a suo agio in ogni contesto. Diciamo che cerco di muovermi rispettando ritmi e necessità del piccolo, non gli voglio imporre i MIEI tempi, io possiedo la sensibilità per adattarmi ai suoi, non può e non deve essere il contrario. E via quindi con mille para per cercare l’equilibrio tra le sue richieste e le mie, senza forzare troppo la mano da una parte e dall’altra, con l’occhio vigile sempre concentrato sul compromesso.

Eppure mi è capitato spesso di vedere altre mamme che, per loro sfizio o capriccio, non si fanno troppi scrupoli ad imporre al figlio le proprie esigenze (magari non troppo consone all’età del piccolo, tra l’altro). Ecco, lì un po’ mi incazzo. Voglio dire: possibile che l’unica cosa che ti renda felice è stare in giro a fare l’aperitivo, scarrozzando il bimbo nell’ovetto o shakerandolo in braccio peggio di un Cosmopolitan?! Guarda che è tuo figlio, non è il caso di sbatterlo come fosse mayonese…va a finire che impazzisce pure lui! A volte mi dico che forse sono io ad esagerare sul lato opposto, probabilmente dovrei prendermela più easy e convincermi del fatto che, in fondo, al bimbo basta che io sia in zona e fondamentalmente già questo lo rende felice. Ma ancora mi riesce piuttosto difficile fare quella poco “legata”; sono ancora totalmente intasata in quei famosi nove mesi di esogestazione, durante i quali il confine tra posso concedermelo e ommioddiofaràsicuramentemalealpiccolo è decisamente labile.

Prova 2. L’aperitivo strettamente analcolico (che tra l’altro non è che i vari Sanbitter e Crodino mi facciano proprio impazzire) però ce lo siamo concesso. Ci siamo buttati in un’uscita serale, se così la si può chiamare. Una mezzoretta nel tardo pomeriggio per fare visita ad alcuni amici e ammirare i lavori di ristrutturazione del loro locale. Se calcoliamo che la sera è un momento critico per i bimbi, il fatto di essermi tenuta ad un raggio di mezzo metro di distanza dal mio piccolo per tutta la durata dell’uscita può anche essere ritenuto un successo! Mi dico che, adagio adagio, è ora di sciogliersi un po’ in queste situazioni (la realtà poi è che, quando mi ci ritrovo, mi accorgo di rasentare una paralisi da stress!). Il fatto è che quando ti immagini in giro, mentre stai seduta comodamente sul divano di casa, la vedi facile, tipo ma sì che vuoi che sia…andiamo, beviamo una cosa e torniamo. Poi quando vivi effettivamente la situazione è tutto un Come si sentirà in questo momento? Saranno troppi gli stimoli? Un bimbo piccolo non lo si porta in giro così…Però in fondo sta ridendo…allora forse gli piace?, giusto per elencare un paio di pippe mentali legate alle circostanze.

Sì, tutto sommato, urge un po’ più di vita sociale! O forse no? Sì? Mah… Indecisi/e del mondo unitevi a me!…o forse no? Sì? Mah...

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