Contatti

Non so se si tratti solo di una mia sensazione – non credo – o se sia una situazione che vivono in molti, ma spesso dopo qualche giorno di solitudine, o meglio di contatti sporadici, uscire e incontrare qualcuno fa strano. Viene quella forma di timidezza misto fastidio, quel “oh no mo mi tocca pure fare due parole”, che poi le fai e sei contento, ma di principio avresti preferito startene per conto tuo. Non mi sono mai considerata una particolarmente timida, men che meno introversa, e soprattutto se c’è una cosa che mi riesce bene è parlare. Le parole non mi mancano mai, anche se sto conversando con la sciureta dal paes e si parla solo del tempo (meteo e crono), di malattie e di morti (sempre protagonisti tra gli over 60-70). Ciò nonostante, quando non esco di casa per qualche giorno e parlo solo con mio marito (che ormai è abituato alla mia “parlanta”…sant’uomo!), appena ho un “nuovo” contatto scatta quella strana sensazione di timore, quando vien quasi da chiudersi a riccio.

(Nota: riscrivo il paragrafo che segue perché con la mia grande abilità dattilografica e affinità tecnologica ho cancellato tutto quello che avevo scritto due ore fa. Segue quindi la brutta copia di un originale molto più colorito. Per info, sto lavorando anche al post “Io e la tecnologia”…)

Ricordo che vivevo di frequente la situazione descritta sopra quando studiavo per gli esami a Zurigo. Passavo intere estati sui libri, fantasticando con invidia sulle meravigliose esperienze estive dei miei ex-compagni che avevano optato per studi non universitari. Trascorrevo i miei giorni in camera e mi capitava di uscire solo raramente; a volte, mi sforzavo proprio di fare due passi almeno per ossigenare un po’ il cervello o per andare a fare la spesa. Già oltrepassare il portone di casa era un traguardo e risparmio i dettagli sulla mise stile hippie dei peggiori anni ’60, per non parlare dell’acconciatura, che “tanto sono a Zurigo e non mi conosce nessuno” e la moda casalinga con mollettone nei capelli poteva così essere giustificata. Indecisa se dirigermi verso la Coop o se assaporare il brivido di spingermi fino alla Migros (più lontana di circa 100 metri, forse neanche), mi ripetevo che probabilmente qualche passeggiata in più poteva essere d’aiuto ogni tanto. Al negozio girovagavo senza una meta precisa tra gli scaffali, fingendo di essere interessata agli ingredienti del tal articolo, finché non avevo deciso che si era fatta l’ora di rientrare. Con un cestino della spesa colmo di prodotti utili solo per abbinamenti improbabili e cene alla ricerca di sapori esotici (per usare un eufemismo!), ecco arrivare il punto dolente: passare alla cassa. Ommioddio un contatto umano! Non che sia strettamente fondamentale parlare con la cassiera, ma mi hanno insegnato che un minimo di Buonasera, Grazie, No è tutto, Non mi serve il sacchetto, Non ce l’ho la tessera punti, Arrivederci, Anche lei mi stia bene è buona educazione. Perciò eccomi affrontare uno scambio di battute elementare con l’espansività di un orso in letargo, con quell’innata capacità a farfugliare proprio nei momenti meno opportuni. E ripeto: non sono una che fatica a socializzare…

Questo mi fa capire che per fortuna sono un animale sociale, che troppo tempo da sola non ci so stare, che grazie al cielo sono sensazioni che durano solo un istante. Oggi però ho sperimentato una sorta di flashback, come un déjà vu vissuto davvero. Non sono per niente in isolamento “forzato” (vedi sopra), ma passare gran parte della giornata a casa o nel piccolo paese dove abito, con la sola compagnia del mio bimbo, mi ha fatto sentire ancora un po’ nel mio mondo ovattato. Alla lunga non è una sensazione positiva, almeno non lo è per me, abituata come sono a ricercare l’interazione con gli altri, salvo qualche eccezione per cause di forza maggiore (vedi sopra n’altra volta). Così, anche oggi come a Zurigo, mi sono detta che era ora di fare una passeggiata un po’ più lunga, di sconfinare nei paesini limitrofi (ADDIRITTURA!). Ho vestito il cucciolo “a festa” e ci siamo diretti alla fermata dell’autobus: questa mattina c’era il trabiccolo con pochi posti a sedere, che basta e avanza perché sono davvero pochi gli utenti. Siccome mi servivo dei mezzi pubblici anche quando andavo a lavorare, conosco tutti gli autisti (i soliti della tratta), che mi hanno vista con il pancione e ora con sommo interesse mi interrogano sui progressi del bimbo. Ed eccola lì, quella strana voglia di non parlare (INCREDIBILE!) si ripresenta, come se un contatto sociale esterno a quelli abituali fosse un’esperienza trascendentale. Si ripete la scena con la cassiera del negozietto del paese vicino. Mi dico che senza ombra di dubbio è il caso di mantenere qualche contatto sociale in più, perché probabilmente le giornate passate a DUDUDU-GAGAGA-GNEGNEGNE con il piccolo sono sì bellissime, ma un tantino limitanti sulla lunga distanza. Il rischio è di finire a parlare con altri adulti solo con l’aiuto di un interprete! In sostanza: sì ai gorgheggi in compagnia!

Fortuna che domani A. ed io abbiamo appuntamento con due belle signore, due amiche e i loro rispettivi dolcissimi cuccioli, per festeggiare la nuova arrivata. Per l’occasione il pomeriggio casalingo ha prodotto un cheesecake degno di nota adatto al Welcome Party della piccola. Bonappe!

SavedPicture(22) (1)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...