Tempeste non di ghiaccio

L’ho temuto, credevo di averlo superato indenne e invece ieri mi ha travolto come il più classico dei fiumi in piena. Non un ruscellino, eh no, troppo facile, erano Reno, Tamigi, Senna e Danubio insieme! Uno scompenso ormonale in piena regola.

Andiamo con ordine: riassumo il contesto, che oggi tra l’altro vedo con occhi totalmente diversi. Ieri è stata una magistrale giornata da mamma, in cui sono riuscita a stirare, passare l’aspirapolvere e leggere anche qualche pagina di un libro, cose per niente scontate con un meraviglioso bimbo di due mesi e mezzo che ogni tot ti interrompe perché, giustamente, richiede le tue attenzioni. Abbiamo anche fatto la solita passeggiata in paese con sole e neve che rendevano il paesaggio incantato (vedi immagine di copertina); si direbbe quindi che sicurezza, organizzazione e consapevolezza di neomamma abbiano davvero iniziato a collaborare.

Invece eccolo lì, in agguato, il crollo ormonal-psicologico di quando le abitudini e i ritmi di una vita vengono stravolti da un avvenimento tanto importante come la nascita di un bimbo. Il tutto innescato da un banale incidente in cucina. Già, perché sul finale di giornata mi metto come al solito ai fornelli per imbastire la cena. E dico proprio imbastire, dato che il frigo langue parecchio. Non ha mancato di farmelo simpaticamente notare mio marito che, aprendo lo sportello, si mette a ridere di gusto trovando solo qualche verdura, un po’ di formaggio e poco di più (tra cui due birre, che avrebbero già dovuto fare la sua felicità). Ora, non avendo l’auto e abitando in un paesino fornito solo di una “bottega”, non è che potessi fare miracoli, così mentalmente mi faccio un piccolo appunto: sabato fare spesa come se non ci fosse un domani!

Comunque, nonostante un nomade nel deserto abbia più provviste, ci scherzo sopra anche io e mi metto a inventare un sughetto per la pasta (che con il senno di poi non era neanche così malvagio). Sono tutta intenta ad abbinare gli ingredienti in senso compiuto, grazie alle ore di Gambero rosso channel e a una certa predisposizione, quando capita il fattaccio. Mi taglio rovinosamente un dito, per non dire che mi amputo mezza unghia dell’indice, tritando un mazzettino di (e qui ci sta: FOTTUTO) prezzemolo. Che non era poi neanche indispensabile nel mio sugo inventato!!! Vado a medicarmi e, nel mentre, comincia a salirmi quel sentimento di frustrazione misto vittimismo. In men che non si dica ho le lacrime agli occhi e mi sento una frana completa. “Ecco, dopo una giornata in cui non ho concluso niente guarda cosa vado a combinare, sono proprio un’impedita cronica” e via con quei bei pensieri che smonterebbero anche una come Angelina Jolie (che pare che invece riesca sempre in tutto…e pure bene). Insomma, un turbinio di emozioni e sensazioni mi investe, uno tsunami di ommioddiononcelapossofare!, un TIR con la targa “ormai ti abbiamo perso” mi è passato sopra.

In un lampo di lucidità, capisco che forse, FORSE, qualche ormone dovuto a gravidanza e allattamento sta ancora testando le sue magie. In realtà avrei già dovuto capirlo in mattinata mentre stavo stirando, quando alla radio hanno passato Notte prima degli esami di Venditti e io ho pianto come una fontana per la commozione ascoltando bene il testo per la prima volta. Sì, avrei decisamente dovuto capire che, per quanto bella la canzone, forse c’era in ballo qualcosina in più, i miei campanelli d’allarme avrebbero già dovuto suonare la Marsigliese a quel punto.

Fatto sta che la cena è stata un disastro, con la sottoscritta che ad ogni boccone accompagnava un singhiozzo nel miglior stile Miss America alla premiazione (con l’unica differenza che io volevo solo smettere di piangere e la pace nel mondo in quel momento era un tantino troppo). Come se non bastasse, A. ha cominciato a piangere a sua volta, con il risultato di peggiorare notevolmente il mio già fragile autocontrollo. Risultato: lacrime su lacrime, che neanche alla notte degli Oscar se ne vedono tante! Povero L., so che i miei tentativi di rincuorarlo con un “Credo sia normale visti gli ormoni” e “Stai tranquillo che sono felice” non sono serviti a molto, o almeno così lasciava trasparire la sua faccia preoccupata.

Il bello è che io sono DAVVERO felice e oggi rivivo la scena sotto un’altra luce, anzi, a pensarci bene era anche piuttosto comica!!! Già, perché le sventure non finiscono qui! La serata, infatti, è continuata con una bella crisi di pianto di A. per metterlo a letto. Inutile dire che, tutti e tre, ci siamo addormentati stravolti. Come se non bastasse, dieci minuti dopo aver cambiato A. nel bel mezzo della notte, sento rumori decisamente molesti che giungono dal suo pannolino. Evvai mamma, alzati, perché qui urge un altro pit-stop sul fasciatoio…niente male alle 4 di mattina. A sto punto invoco tutti i santi del calendario e non per una grazia. Per fortuna che si trattava di una magistrale giornata da mamma! Per fortuna…ma poi guardo la faccia sorridente del mio bimbo: certe cose danno proprio soddisfazione!

Questa mattina: pane, burro e marmellata, la panacea per tutti i mali. Ora vedo tutto con altri occhi, quelli di una mamma innamorata!

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Un pensiero riguardo “Tempeste non di ghiaccio

  1. Sei meravigliosa! Mi hai fatto ridere e mi hai emozionata come non mai. E non ho gli ormoni sballati io, ho forse “solo” la fortuna di conoscere te e chi hai accanto, rendendomi fiera di essere parte di voi!
    Vi voglio bene,

    zia Lalla

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